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I FUSILLI CILENTANI E LA LORO ANTICA STORIA

Questa è una storia color seppia, come le fotografie di una volta, che profuma di vita, di olio d’oliva e, quando la leggi, ti sembra di sentire il suono più bello del mondo, quello del borbottio della salsa di pomodoro, che cuoce lentamente nel tegame, in una Domenica mattina cilentana.

Non si può tornare indietro nel tempo, eppure, quante volte lo abbiamo desiderato!
Quante volte, un cibo, una canzone, un profumo, ci hanno catapultato in un’altra
dimensione, quella dei ricordi?

I marubini (ravioli cremonesi) o i fusilli cilentani con il sugo di carne, ad esempio,
avreste mai immaginato che fossero dotati di super poteri?

E invece ce li hanno, forse funzionano solo con me, ma riescono a portarmi via per
un secondo e a ricordarmi, così intensamente le mie nonne da farmi capire che in
realtà non se ne sono mai andate.

Perché il cibo non è solo cibo, non è solo quel boccone che mangiamo per calmare la
fame. C’è chi porta sempre con sé le persone ed il loro ricordo, grazie alle fotografie, alle
immagini di ciò che erano.
Io le porto con me, strette al petto, grazie al profumo del ragù bollito di nonna, che
“pippiava” già alle cinque della Domenica mattina, grazie ad un gelato artigianale
offerto da una persona ormai troppo lontana, grazie ai “mastacciuoli” freschi con il
“naspro” (dolci di pan di spagna usati durante i matrimoni) dei sabato pomeriggio,
quando bambina, tentavo di rubarne, senza farmi scoprire.

Non riesco a trovare un solo ricordo che non sia legato a questa commistione di
sapori, di storia e di profumi, che chiamiamo cibo.
Ed è per questo che oggi, voglio raccontarvi una magica storia, ripercorrendo,
insieme, gli istanti salienti di una Domenica cilentana e condividere il profumo del
sugo che “pippea”, o se preferite borbotta, e dei fusilli freschi fatti a mano, che
attendono sulla spianatoia di legno di castagno, di essere tuffati nell’acqua bollente.

C’era una volta e c’è ancora.
Iniziavano così le storie di mia nonna e così inizierà anche la nostra.
C’era una volta e c’è ancora, una bambina intrepida che non vede l’ora di
“‘nzuppare” la sua fetta di “pane muollo” fatto in casa pochi giorni prima, nel sugo
borbottante, una mamma con le sue mani indaffarate, sveglia dalle 5 del mattino,
perché come dice lei “il sugo deve cuocere tanto, se no che sugo è”? un uomo

stanco che attende di sedersi a tavola e nel frattempo, distrae la moglie, per far
rubare ai loro figli un altro pezzo di pane.

Le Domeniche cilentane erano lente e piene d’amore, i bambini giocavano nel
cortile, le donne preparavano il pranzo di festa, allestivano le grandi tavolate e tutti
aspettavano, ansiosi, di gustare le loro prelibatezze.
I protagonisti indiscussi e più amati della tavola, erano e sono ancora oggi i fusilli con
il sugo di carne cilentano, un’esplosione di sapore, dal colore rosso intenso e dal
profumo indimenticabile.
I fusilli hanno una storia interessante da raccontare, le loro origini arrivano da
lontano.

A Felitto, per esempio, si narra che nel XVI secolo, dopo dieci giorni di assedio della
cittadina, il comandante chiese alle donne di cucinare qualcosa con i prodotti che
avevano a disposizione, allora queste prepararono, per la prima volta, il “Fusillo di
Felitto” con uova e farina.*

A Gioi, invece, le loro origini si narra che le loro origini risalgano, addirittura,
intorno all’anno 1000.

Gli abitanti, assediati dai saraceni, mostravano loro  l’impasto di farina e di uova
conficcato sulla punta dei fucili dell’epoca, attraverso i fori dei muri di cinta, per
convincerli che la città possedeva ancora abbondanti derrate alimentari.
Ritraendo i fucili l’impasto si “affusolava” intorno al ferro; da qui ebbe origine il
“fusiddu”. C’è da precisare, però, che non poteva trattarsi di fucili, visto che il fucile,
come lo intendiamo noi, fu inventato solo nel XIV secolo.
Probabilmente gli abitanti di Gioi mostravano l’impasto al nemico su lunghi ferri o
aste di legno.*

Mia nonna li preparava sempre, oggi li prepara mia mamma e io nel frattempo,
tento di scrutare ogni dettaglio e di rubare tutti i segreti, per prepararli proprio
come loro.
Mio padre racconta che la Domenica, cominciava a sentire il profumo del sugo già la
mattina presto e non riusciva più ad addormentarsi.
Quando la cottura era quasi terminata, non poteva mancare la fetta di pane
integrale “ ‘nzuppata” al suo interno, di nascosto dalla cuoca.
Questa tradizione è stata tramandata nella mia famiglia e fin da quando ero piccola,
ricordo il sugo di carne, la Domenica e la squisita fetta di pane ‘nzuppata, che
desideravo quasi più del pranzo stesso.
Vi va di preparare questi meravigliosi fusilli con il sugo di carne insieme?

Gli ingredienti speciali sono amore e un po’ di pazienza, gli altri andiamo a scoprirli
con la ricetta di Nonna Iolanda.

Pronti?

fusilli

 

Ingredienti (per 5/6 persone) per i fusilli:

– 1 kg di farina 00 (o farina 0)
– 1 uovo
– Acqua q.b.

 

sugo-cilentano
Per il sugo:
– 800 g di costine di maiale
– 200 g di salsiccia di maiale
– 250 g di muscolo di vitello (ù vambunciello)
– 250 g di doppia coperta (corazza di manzo)
– Salsa di pomodoro q.b. (3/4 bottiglie)
– 1 cipolla
– olio e.v.o. q.b.
– sale q.b.

Preparare il sugo, facendo imbiondire la cipolla nell’olio.
Quindi, mettere la carne e farla leggermente rosolare.
Versare la salsa di pomodoro e lasciare cuocere per circa quattro ore a fuoco lento.
Per i fusilli, creare la fontana di farina e versarci l’uovo e l’acqua.
Impastare fino ad ottenere un impasto liscio dalla consistenza soda.
Quindi, formare dei rotolini e tagliarli a tocchetti di circa 3 cm.
Lavorarli con il ferretto, per ottenere la forma allungata e incavata, tipica del fusillo.
Quando il sugo è pronto, fare cuocere i fusilli in acqua salata per circa 6 minuti.
Una volta conditi i fusilli con il sugo, aggiungere un’abbondante spolverata di
formaggio di capra.

Sentite anche voi questo profumo?
Non si può spiegare con le parole, ma si può solo vivere e assaporare.
Adesso sono proprio curiosa, raccontatemi le vostre storie d’amore con il cibo,
quello tradizionale e squisito che preparavano le vostre nonne e che portate sempre
nel cuore.

Qual è il vostro piatto dell’anima, quello che sa trasportarvi indietro nel tempo?
Non vedo l’ora di leggerlo e magari di riproporlo, preparandolo insieme, sarebbe

fantastico unire i nostri ricordi e respirare tutta la magia e la bontà delle nostre
antiche tradizioni, non credete?

Vi aspetto con le prossime storie cilentane, quelle che profumano di vita vissuta, di
ricordi lontani e di bontà indimenticabili.
Un abbraccio,
Roberta
Fonti:
Wikipedia – Fusilli

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